Post con il tag ‘ copywriting

La dura vita del copywriter tra errori di ortografia e parole straniere (parte 2)

Eccoci di nuovo con il nostro excursus attraverso la lingua italiana, il suo utilizzo, le parole straniere, i neologismi, le forme dialettali e chi più ne ha più ne metta. Riportiamo altri “errori” piccoli e grandi che hanno fatto la loro comparsa durante le nostre ore di lavoro. Buon divertimento.

 

Per rimanere sempre in tema traggo esempio da quanto successo un paio di giorni fa in ufficio: dovevamo preparare un depliant al cui interno era stata racchiusa la parola “jeans”. Un collega mi pone la domanda: è giusto scrivere “il jeans” o “i jeans”? A memoria “i jeans” è la forma corretta ma a scanso di equivoci sono corsa a controllare e la definizione trovata nell’Enciclopedia Treccani ha dipanato ogni dubbio: sostantivo maschile plurare, per cui forma corretta “i jeans”.

Nella stessa giornata un secondo dubbio si è impadronito del nostro ufficio, questa volta sollevato da me, “vieni a trovarci sul nostro sito internet” o “nel nostro sito internet”. E qui mi sono affidata agli esimi accademici della Crusca: ebbene “sul” significa “sopra” e quindi è scorretto dire “sul sito internet” in quanto non si può stare fisicamente sopra ad un sito internet. Si può invece navigarci all’interno e quindi la forma corretta è “nel sito internet”.

Sebbene i copywriter giochino ogni giorno con le parole bisogna stare molto attenti ai messaggi che si danno. Un grossolano errore di italiano in un testo, per di più in un testo pubblicitario, può far passare in secondo piano il messaggio principale e risaltare le lacune della lingua. Per cui giocare con le parole e le frasi si può, ma controllare due tre volte è sempre utile per evitare figuracce.

La dura vita del copywriter tra errori di ortografia e parole straniere (parte 1)

Immagine liberamente tratta dal web

La vita del copywriter non è solo costellata di testi da scrivere ma anche di testi da controllare e correggere. Il numero di una rivista, un catalogo prodotti, i testi di un depliant, una monografia (e chi più ne ha più ne metta) mettono a dura prova l’abilità di un copywriter nell’utilizzo corretto della lingua italiana.

Molto spesso eventuali errori, di ortografia e di sintassi, vengono corretti ad una prima lettura della bozza e nelle letture successive, tuttavia quando l’occhio si abitua possono sfuggire errori o sorgere dubbi a dir poco esistenziali su parole italiane, neologismi, parole straniere, locuzioni latine e via discorrendo. Bisogna tenere presente che il “copy” deve per forza essere un buon conoscitore della lingua italiana, tuttavia non è un linguista quindi dubbi o errori possono verificarsi.

Durante questi tre anni in agenzia di “crisi esistenziali” su parole italiane, straniere, latine ne sono capitate in diverse occasioni. Ad esempio, circa un mesetto fa, mi sono imbattuta in un “file rouge” alla prima riga di un articolo di rivista di un cliente. Mentre continuavo la lettura un tarlo si è insediato nella mia mente: “ma file rouge – mi sono detta – si scrive veramente così?”. In realtà “filo conduttore” si scrive “fil rouge”; fortuna vuole che abbia studiato francese e conoscessi la parola, ma non l’avessi saputo saremmo andati in stampa con un “file” (inglese) rosso (da “rouge” francese).

In altri casi mi è stato chiesto come va inserita nel testo la locuzione latina “in primis”. In genere, essendo una parola acquisita anche nell’uso dell’italiano non viene riportata in corsivo, regola che andrebbe invece applicata alle parole straniere che non fanno parte del nostro vocabolario come ad esempio stakeholders.

Per le parole straniere, inoltre, vigerebbe la regola di tradurre, in tutti i casi possibili, la parola in italiano. Tuttavia, scrivere “elaboratore” al posto di computer suonerebbe strano un po’ a tutti. Nel caso di weekend invece la traduzione c’è eccome: fine settimana. E nei testi scritti è preferibile utilizzare fine settimana in quanto, sebbene anche weekend sia una parola abbastanza comune, non è accessibile proprio a tutti (basti pensare magari ad un anziano che non conosce l’inglese).

Potrei continuare con mille altri esempi, tuttavia perché togliervi il piacere di seguire questa “rubrica” via via che i nostri “errori” si accumulano in corso d’opera? Vi aspettiamo alla prossima puntata!

Il mestiere di scrivere per il web

Quando andavo a scuola ero abituato a pensare che il mondo di chi scrive per mestiere si dividesse più o meno in due categorie. Gli scrittori veri e propri, vale a dire gli autori di libri, e i giornalisti, occupati nella quotidiana fatica di tradurre i fatti in parole. Oggi so che una terza categoria produce silenziosamente e senza sosta tonnellate di testo, come un ragno la sua tela. A questa categoria appartiene chi scrive per il web. Leggi tutto

RSS FEED Facebook Twitter Pinterest Flickr