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Da Brindisi a Ferrara, le notizie corrono sul web.

C’era una volta un mondo in cui le notizie viaggiavano di mano in mano, tramite messaggeri che viaggiavano giorni a cavallo per portare missive da un sovrano all’altro.
C’era una volta un mondo in cui le notizie venivano stampate con inchiostro su carta ed urlate agli angoli delle strade dagli strilloni.
C’era una volta un mondo in cui le notizie venivano raccontate dai telegiornali, che si permettevano edizioni straordinarie in casi di eventi di grande ed imprevista portata.
Ora c’è il web… E le notizie, arrivano direttamente da chi vive i fatti.

Sabato ero a Venezia con le mie amiche. Mostra di Klimt, giro per la città, shopping. Un tranquillo sabato da quasi turiste. Ad un certo punto prendo in mano il mio smartphone e vedo negli aggiornamenti si facebook che circola voce di un’esplosione a Brindisi. Sono bastati pochi minuti, poi, per avere notizie sempre più precise e dettagliate. Una ragazza morta, cordoglio diffuso, profili a lutto. Condivisioni su condivisioni delle foto che la povera ragazza aveva pubblicato sul suo profilo (pratica alquanto macabra, dal mio punto di vista). Si parla di mafia, di terrorismo, si iniziano a fare ipotesi sui possibili attentatori, ci si scaglia con rabbia e parole dure su chi è stato capace di compiere un gesto simile.


Sabato notte ero a letto, stavo tranquillamente riposando dopo la giornata da turista.
Come ho scritto sul mio primo post, mi sono trasferita a Treviso per lavorare in Santa Fe, ma nel weekend continuo a tornare a casa dai miei genitori e dalla mia famiglia. A Rovigo.
D’improvviso sono stata svegliata da un boato, dal letto che si muoveva sotto di me. Ho aperto gli occhi un attimo e nella penombra della stanza ho visto l’armadio che si muoveva incontrollato. Sono rimasta impietrita, non riuscivo a muovermi, a parlare, ad alzarmi per uscire. Sentivo i miei che correvano giù dalle scale, ma io sono riuscita soltanto a chiudere gli occhi e a tirarmi le coperte sopra il viso. Soltanto quando la scossa è finita sono riuscita a scendere dal letto e correre in giardino, dove c’erano anche i miei (bravi loro, nella concitazione non si erano resi conto che ero a letto anche io, mi pensavano a Treviso!) e i vicini. In quel momento il mio pensiero è stato quello di prendere in mano il cellulare e di twittare quello che stava succedendo.
Come me, stavano facendo decine di altre persone. Il terremoto l’avevano sentito qui a Treviso, ma pure amici di Verona, di Milano, di Parma, di Ferrara, addirittura di Genova. Nel giro di pochi minuti giravano già le prime notizie non ufficiali. Magnitudo 4,6 epicentro Sermide, che è in provincia di Mantova, ma è molto vicino a dove vivo io. Nel giro di un’oretta, invece, si è capito che il terremoto era stato molto più forte di quanto segnalato in precedenza, e l’epicentro era in un altro posto, non lontano. Un amico twitta in diretta da San Felice sul Panaro, dice che è crollata la rocca. Dopo un po’ mette anche la foto. Gianluca Diegoli racconta su twitter l’evolversi delle cose da Mirandola.
Verificato che non c’erano danni siamo tornati a letto, ma neanche il tempo di rimettersi sotto le coperte che una nuova scossa ha fatto tremare tutto. Nuovo tweet. Nuove notizie che si rincorrono. Ma in Tv ancora nessuno ne parla.

I entrambi i casi che ho riportato, i social network sono stati fondamentali per venire a conoscenza di ciò che stava accadendo. Nel primo caso perchè non potevo essere raggiunta dai media tradizionali, nel secondo perchè IO stavo contribuendo a diffondere la notizia e perchè altri che stavano facendo la stessa cosa, hanno permesso che le persone ne venissero a conoscenza prima che qualsiasi altro mezzo di comunicazione potesse farlo. La tv non era in grado di mettere in piedi una diretta nel cuore della notte. Il sito dell’Ansa era giù per via dei troppi accessi alla ricerca di informazioni sul sisma. Per oltre un’ora twitter e facebook sono stati gli unici canali tramite cui raccogliere notizie.

Poi, si sa, a volte ci si lascia prendere la mano. A volte ci si lascia prendere anche dall’ironia, dall’emotività, dal voyeurismo, Ed è così che da servizio pubblico i social media diventano cassa di risonanza per notizie non esattamente positive.
Red Ronnie è stato uno dei più attivi a postare su twitter gli aggiornamenti sul terremoto, finchè ha commesso l’errore di postare un articolo di blog in cui si diceva che i maya avevano previsto il terremoto e che forse, allora, la fine del mondo il 21 dicembre 2012 non è tanto una bufala. All’allarmismo già comprensibilmente presente, ha aggiunto altro allarmismo, assolutamente inutile!
Simone Venturi, invece, è segretario della Lega Nord in un paese del bresciano. Ad un certo punto ieri ha scritto su facebook qualcosa tipo “Ci scusiamo per il disagio, ma la Padania si sta staccando. La prossima volta faremo più piano“. Inutile dire che nel giro di brevissimo tempo è stato subbissato di insulti social, al punto da essere costretto a dare le dimissioni.
Vittorio Sgarbi, illustre ferrarese oltre che illustre lingua lunga, ha dichirato “Gli emiliani non staranno certo con le mani in mano, mentre in Abruzzo, all’Aquila si vive d’inerzia, tutto e’ fermo come all’inizio, si aspetta solo che lo Stato faccia qualcosa e intanto ci si piange addosso“. Inutile dire che tutti quello che fino a poco prima stavano insultando Venturi hanno cambiato bersaglio rivolgendosi all’infelice uscita di Sgarbi.

Ma c’è chi fa e continua a fare informazione utilizzando i social nel migliore dei modi. La Presidente della Provincia di Ferrara sta dando notizie continue sui suoi profili.  C’è chi si sta dando da fare per mettere a disposizione case, appartamenti o alberghi, usando anche facebook per diffondere la disponibilità, o chi condivide i numeri verdi della protezione civile. C’è chi, come Rudy Bandiera e Riccardo Scandellari (oltre al già citato Gianluca Diegoli) sta continuando a fare informazione in diretta dai luoghi più colpiti tramite i loro blog e le loro pagine sui social.
C’è chi è consapevole del potere di internet e cerca di sfruttarlo nel modo migliore.

Qualità: di che cosa?

Facendo riferimento alle nostre esperienze personali, proviamo a chiederci: in base a che cosa decidiamo di acquistare un prodotto (ad esempio, un vestito o un cellulare o un pacchetto viaggio vacanza) di una marca piuttosto che di un’altra?

Se cerchiamo di dare una risposta dettagliata, vediamo che gli elementi tenuti in considerazione sono molti (estetica, prezzo, funzionalità, sicurezza, durata, notorietà del marchio, reputazione del produttore, …) e non tutti hanno lo stesso peso nel determinare la nostra scelta. Se cerchiamo di sintetizzare tutti questi elementi, la nostra risposta sarebbe probabilmente che consideriamo, da un lato, la qualità del prodotto in sé e, dall’altro, quanto soddisfa (o promette di soddisfare) le nostre esigenze.

Se analizziamo ciò che chiamiamo “qualità del prodotto in sé”, ci rendiamo conto che molte delle caratteristiche dipendono in realtà dal modo in cui il prodotto è stato progettato e fabbricato, dipendono innanzitutto dalle modalità di funzionamento dell’azienda produttrice, dipendono cioè dalla qualità dei processi produttivi. Sempre facendo riferimento alle nostre esperienze di consumatori, possiamo chiederci: dopo aver acquistato un prodotto, in base a che cosa ci dichiariamo più o meno soddisfatti, lo raccomandiamo o sconsigliamo ad altri, decidiamo di riacquistarlo o di “cambiare marca”?

Oltre al giudizio su come le caratteristiche già descritte hanno corrisposto alle nostre aspettative, questa volta entreranno in gioco altri elementi: come il fornitore ci ha trattato, se ci è stata data assistenza, se abbiamo ottenuto servizi aggiuntivi, se nel prodotto  abbiamo trovato delle caratteristiche positive che non ci saremmo aspettati, ecc. L’insieme di tutti gli elementi che abbiamo fin qui descritto configura la qualità totale, che noi sperimentiamo attraverso il prodotto, ma che in realtà caratterizza l’azienda produttrice, le sue logiche di funzionamento interno e di rapporti con l’esterno.
In realtà, già al momento di decidere l’acquisto del prodotto noi sappiamo – o almeno crediamo di sapere – qualcosa circa la “qualità totale” dell’azienda produttrice (tramite il passaparola, tramite la pubblicità, attraverso il web, grazie a esperienze precedenti ….) e questa conoscenza contribuisce alla nostra presa di decisione.

Su quali elementi possiamo basarci per far sì che le conoscenze ed informazioni preliminari siano quanto più corrette possibili e quindi contribuiscano razionalmente alle nostre decisioni?

Un buon aiuto in questo senso ci può venire da quelli che comunemente chiamiamo “marchi di qualità”.

Buoni acquisti di qualità a tutti!

Gruppo Santa Fe: anno nuovo, vita nuova, comunicazione esplosiva

La novità assoluta di questi giorni, azzardiamo pure, la NOTIZIA DELL’ANNO è: l’ingresso di tutto il Gruppo Santa Fe in una sede nuova di zecca.
Oltre che bravi ora siamo anche belli (ahahah, risata). Modestia a parte, ci siamo trasferiti da Treviso (via Steffani 15/a) a Preganziol in via Terraglio 263/a in una sede molto più ampia che ci permette di lavorare al meglio ed accogliere in modo confortevole tutti i nostri clienti e fornitori.
Il tutto si traduce in un flusso di lavoro più sereno ed efficace ed in nuove idee ad hoc per tutti i clienti.

La nuova sede è dotata di spazi più organici che hanno consentito di dividere i diversi settori dell’agenzia: i creativi di grafica e web sono stati rin…ops…racchiusi (hihihihi) in un salone apposito, con annesso set fotografico, per garantire maggiore tranquillità e stimolare la nascita di idee innovative.
Le parti commerciali, amministrative e di gestione del progetto hanno ora una propria stanza in cui poter svolgere appieno i propri compiti.

Non potevano mancare, inoltre, l’ufficio del capo, Enrico, soprannominato “acquario” per le quattro vetrate presenti in ogni lato (nonché di Fantozziana memoria…in arrivo anche la sedia di pelle umana); una sala riunioni per contenere tutto lo staff ed i collaboratori; un ufficio apposito per i server (il loro brusio non ci accompagna più durante tutta la giornata…quale gioia!); una sala archivio e ben due bagni.

Il trasloco ha occupato tutte le vacanze natalizie. A onor del vero va detto che ad occuparsene sono stati in toto (escluse alcune partecipazioni come “guest star”) Enrico e Matteo (i titolari) e Betty (l’amministrazione) coadiuvati da una squadra di familiari ed amici che ha lavorato ininterrottamente per due settimane.

Il risultato è a dir poco sbalorditivo. Un cambiamento epocale in una sede moderna ed accogliente maturato grazie ad anni di duro lavoro volto ad innovare i concetti di comunicazione e marketing per le imprese e a contrastare la durissima crisi che imperversa in tutto il mercato.

Scelte, lavoro effettuato ed i plus (servizi) che garantiamo ai clienti hanno fatto della nostra comunicazione una comunicazione dal volto umano, che si affianca alle esigenze dei nostri interlocutori e ne rispetta esigenze e caratteristiche.

Oggi, con la nuova sede e le nuove idee che stanno nascendo, siamo pronti a volare verso i nuovissimi orizzonti della comunicazione, in linea con la nostra mission e la passione che sempre abbiamo messo nel nostro lavoro.

Guerra tra Plasmon e Barilla….a colpi di advertising

Fare pubblicità comparativa, significa basare la propria campagna pubblicitaria affermando che il proprio prodotto è migliore di quello degli avversari sottolineando i difetti, ma non sempre l’avversario è disposto ad accettarla.

In Italia, questa pratica non è molto utilizzata e per un lungo periodo di tempo, due diverse scuole di pensiero ponevano la pubblicità comparativa come uno strumento per migliorare l’informazione dei consumatori, mentre l’altra scuola di pensiero, considerava la pubblicità comparativa come una forma di denigrazione delle aziende concorrenti creando confusione nei consumatori.

Ma i consumatori come percepiscono questo tipo di pubblicità?

Molto spesso se una piccola azienda attacca una grande marca, viene considerata poco credibile e normalmente ne ricava vantaggio l’azienda attaccata.
In una ipotesi opposta, se è la grande azienda che attacca la piccola la sua stessa immagine aziendale (dell’azienda grande) perderà valore e credibilità generando nel consumatore l’idea che il prodotto della piccola azienda è di elevata qualità.

In questo caso, ci troviamo di fronte a due colossi aziendali. L’azienda Plasmon, nota per i prodotti per bambini, attacca Barilla con una pubblicità che mette a confronto la “purezza” del proprio prodotto con le “mancanze” dell’avversario.
Barilla immediatamente replica con una elegante bordata pubblicitaria: “Le mamme italiane sanno quello che fanno”.
Sono molti gli aspetti che coinvolgono questa forma di pubblicità, si affrontano temi come la fiducia, la legalità, la famiglia e di conseguenza gli spot comparativi diventano un argomento delicato.

La comparazione deve informare i consumatori, rispettare le normative, non deve essere ingannevole e a mio avviso dovrebbe anche divertire.

Voi cosa ne pensate?

Fonte articolo del corriere

 

Uno sguardo al passato, per una attuale formula di web marketing.

Ho sempre pensato, come convinzione personale, che il mondo giri come una ruota e che inevitabilmente tutto possa ritornare allo stato di partenza.

Questa mia “demente” teoria mi porta a riflettere su come, oggi, il mondo del web marketing si pone attraverso la rete.

Chi di voi si ricorda del  “Carosello“?  Un palinsesto nato a cavallo tra gli anni 50 e 60 che andava in onda su RAI 1, e che terminò la sua trasmissione nel 1977.
E’ sicuramente una storica trasmissione che diffuse migliaia di pubblicità, creando decine di personaggi tuttora utilizzati in alcune spot e altrettante forme e modi di dire.

E’ uno dei primi di sistemi d’intrattenimento che molta della pubblicità odierna ha ben compreso. L’obiettivo è di emozionare e di coinvolgere gli spettatori attraverso la visone di storie e solamente alla fine di informarli sul prodotto.

Ecco che la mia teoria della “ruota” trova riscontro anche nel web marketing.

Il web marketing deve intrattenere, stupire, divertire, emozionare, proprio come succedeva attraverso il Carosello, nel caso specifico della rete, cambiano solo i mezzi, oggi si utilizzano i video attraverso youtube per fare un esempio.

Per quanto riguarda la parte emozionale oggi ci sono i social media che stanno avendo tanta importanza per le aziende. I social media raccontano storie e ci permettono di immedesimarci all’interno di gruppi e di condividere le nostre abitudini, le nostre cose belle e brutte, ed è questo che li rendono interessanti.
In un carosello della Mira Lanza c’era Calimero sempre triste perché era piccolo e nero e tutti lo evitavano, fino a che non trovava l’olandesina che gli dava una bella lavata con il detersivo Ava della Mira Lanza; molti di noi si sono immedesimati nel personaggio Calimero e condiviso le sue sfortunate vicende e situazione.

Ritorniamo alla famosa “ruota”, Mira Lanza oltre alla promozione nei punti vendita del loro prodotto e la pubblicità attraverso il Carosello, si era organizzata anche con un famosissimo concorso a punti utilizzando le figurine trovate nei loro prodotti e suddivise per tema (prodotto, viaggi e monumenti). Ci troviamo tra gli anni 60 e anni 80, secondo voi queste iniziative di marketing non sono ancora attuali? I concorsi a premi, le raccolte a punti, la differenziazione del target, le promozioni nei punti vendita, tutto uguale, cambiano solo i mezzi ma la ruota inevitabilmente gira…

Ecco lo spot del Carosello:

 

 

 

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