Gruppo Santa Fe: “3 milioni di euro per rifare il sito della Regione Campania? Noi in grado di rifarlo con 150mila euro.”

Il comunicato stampa lanciato nei giorni scorsi da Gruppo Santa Fe inerente la cifra di 3 milioni di euro spesa dalla Regione Campania per rifare il look al proprio sito ha fatto il giro del web e non solo: anche alcune tv locali hanno dato la notizia.

 

È dei giorni scorsi la notizia che la Digit Campania, società di proprietà della Regione Campania, ha percepito quasi 3 milioni di euro per rifare il sito della Regione (2,8 milioni di euro per l’esattezza). Il nuovo portale che andrà on line dovrà sostituire il vecchio portale costruito dalla precedente società con capitale pubblico.

 

La notizia, data dal Corriere del Mezzogiorno nei giorni scorsi, ha destato scalpore in tutto il Gruppo Santa Fe: “L’amministratore delegato di Digit Stefano Torda – afferma Enrico – ha risposto ai giornalisti che chiedevano se il prezzo non fosse fuori mercato che guardassero il precedente sito per il quale si erano spesi molti soldi per poi non funzionare nemmeno. Bene. È ora di finirla, a nostro avviso, di parlare di prezzi di mercato: 2,8 milioni di euro per un sito del genere sono un’enormità. Noi per un portale di questo tipo avremmo chiesto al massimo 150mila euro, sviluppo e promozione compresi.”

 

Inizialmente il costo del portale della Regione Campania doveva essere di 4,5 milioni di euro, scesi oggi ai 2,8 milioni di euro giustificati dall’amministratore delegato dall’anno di progettazione che c’è già alle spalle e dalle spese di gestione per i prossimi tre anni.

 

Nella scaletta dei costi preventivati ecco le diverse voci che appaiono:

  • Sviluppo: 1.146.100,00 euro;
  • Contenuti: 699.700,00 euro;
  • Comunicazione: 297.600,00 euro;
  • Servizi complessi: 64.302,00 euro;
  • Costi generali 3% in disponibilità a Digitcampania Scarl: 64.302,00 euro;
  • Costi generali 2% in disponibilità al ROO 5.1: 42.868,00 euro;
  • IVA:  486.123,12 euro;
  • Totale: 2.800.995,12 euro.

 

E’ vero che ci sono spese di gestione ma non da giustificare tale costo – continua Enrico – un buon portale si può costruire con investimenti di molto inferiori e con risultati superiori. Se guardiamo ai siti degli Enti Pubblici un cittadino non esperto da solo si rende conto di come nella maggior parte dei casi siano complicati e poco fruibili. Per cui riteniamo che oltre a spendere tanto molto spesso si spenda anche male. Un portale di un Ente Pubblico, proprio in quanto tale, dovrebbe essere un servizio al cittadino cosa che di fatto nel 90% dei casi non è. Noi come agenzia ci mettiamo a disposizione di tutti quegli Enti Pubblici che vogliono ridurre i costi ma avere qualcosa di realmente funzionante ed a portata di cittadino. In tempi di crisi poi i soldi è meglio non buttarli via ma investirli in modo intelligente.”

Enel “Milioni di attimi”. Come far capitolare un pubblicitario.

In questi giorni mi è capitato un fenomeno alquanto particolare: il cuore ha prevalso sulla ragione nei confronti della pubblicità dell’Enel “Milioni di attimi” in onda alla tivù in queste settimane per festeggiare i 50 anni dell’azienda.

 

Un caso alquanto strano per due motivi:

  1. solitamente il markettaro/pubblicitario ha la presunzione di ritenersi immune ai messaggi pubblicitari o quanto meno pensa di avere la capacità di guardarli con occhio critico; bene, con questi spot pubblicitari è saltato tutto e l’emozione ha preso il sopravvento;
  2. la mia personale avversione per l’Enel , dovuta a vicissitudini casalinghe, è conclamata; tuttavia l’emozione mi ha tradita e tutti mal di pancia sopportati in questi mesi per allacciamenti & co sono spariti.

 

Gli spot pubblicitari che vanno in onda sono tre: la storia di un ragazzo che pratica il BMX, la gravidanza di una giovane mamma e la vita di sacrificio di un anziano operaio che ha lavorato in fabbrica per consentire al figlio di studiare.

 

Se devo essere sincera il primo soggetto che ho visto è stato la ragazza in gravidanza.

Enel Milioni di Attimi soggetto parto

Essendo parte in causa probabilmente questo spot ha inciso profondamente sulla percezione degli altri due in quanto ha scatenato in me un processo di identificazione con quanto stava vivendo questa donna: le sue ansie, i timori, le gioie, la sua euforia erano e sono le mie (diciamola tutta… proprio non ci sono riuscita a trattenere le lacrime).

 

Così negli occhi stanchi ma contenti di quel padre orgoglioso del proprio figlio ho rivisto i miei genitori, i loro sacrifici e le rinunce fatte negli anni per poter permettere a noi figli di avere la migliore istruzione possibile (altra lacrima… sono decisamente troppo sensibile) e nello sportivo che lotta per raggiungere i risultati, beh, non potevo non riconoscermi: da ex rugbista ho ben presente cosa significhi allenarsi duramente per superare i propri limiti (e qui scusate ma ci è scappato un sorriso di soddisfazione…qualche scudetto l’ho vinto pure io).

Enel Milioni di Attimi soggetto BMX

Enel Milioni di Attimi soggetto laurea

Se pensiamo che a commuoversi è stata una persona che mangia pane e comunicazione a tutte le ore del giorno allora possiamo concludere due cose:

  • la pubblicità dell’Enel scatena un processo di identificazione che spalanca le porte alla ricezione del messaggio pubblicitario;
  • esistono ancora le buone pubblicità e i bravi pubblicitari.

Complimenti quindi a Saatchi&Saatchi che ha firmato i soggetti, al regista Benito Montorio, a Filmaster Production che si è occupata della produzione ed infine ad Enel che ha trasmesso un messaggio positivo, ricco di valori condivisi ed emozioni.

Enel Milioni di Attimi backstage

 

Ah dimenticavo… la canzone è “Always on my mind” di Elvis Presley di cui la sottoscritta è fan sfegatata…e anche questo potrebbe aver contribuito al processo di identificazione… che dire? Uau…

 

Sono un Volunia Power User… E quindi?

Ieri mattina controllando la mia mail personale ho trovato un messaggio da parte di Volunia che mi comunicava di essere stata selezionata come Power User. Lì per lì non capivo come mi avessero selezionata, ma poi mi sono rcordata che, ai tempi del lancio ufficiale, avevo fatto richiesta per quelo che era stato annunciato come il motore di ricerca tutto italiano destinato a spodestare Google. Il principio su cui si basa Volunia, infatti, è quello della ricerca semantica, ovvero quelòlo che molti ritengono il futuro delle ricerche on line. L’idea, quindi, è quella di non restituire risultati che contengano letteralmente la query ricercata, ma siti che parlino di ciò che stai cercando. Volunia, quindi, si propone come nuova frontiera della ricerca on line, soprattutto grazie alla correlazione tra ricerche ed interessi. Volunia, nell’intenzione dei creatori, dovrebbe essere in grado di riconoscere i “gusti” dell’utente in base alla mappatura dei siti visitati e fornire risultati in base anche a queste indicazioni. Inoltre, come si capisce dal claim “Seek&Meet” Volunia non è soltanto un motore di ricerca, ma anche un social network, dal momento che lateralmente al campo di ricerca compare una chat a cui dovrebbero partecipare persone con i tuoi stessi interessi, favorendo la conoscenza reciproca.

Non ho atteso nemmeno un secondo e mi sono lanciata a provare questo nuovo servizio che, in realtà, è stato bocciato dai più. E con infinita amarezza non ho potuto che confermare la diagnosi: I risultati delle ricerche sono poco pertinenti, la chat è visivamente fastidiosa e il fatto che ti si aprano immediatamente messaggi di chat privata appena entri di certo non aiutano l’usabilità della pagina. Risultato: ho fatto due ricerche di test e poi ho immediatamente chiuso la pagina, perchè sono in ufficio, sto lavorando, e come non tengo aperta la chat di Facebook non voglio neanche che mi si apra la chat di Volunia!

Un’altra considerazione che mi sorge spontanea, poi, è relativa alla “tempestività” con cui sono stata accolta tra i power user: Io avevo fatto richiesta di accesso ai primi di febbraio (Volunia è stata ufficialmente presentata il 6 febbraio, nella splendida Aula Magna del Bo di Padova… E il cuore di universitaria patavina non si smentisce!) e ho potuto accedere al Beta Testing soltanto ieri, il 10 giugno. Sottolineerei, poi, che dal 14 giugno Volunia diventerà ufficialmente pubblico!

Quello che mi fa venire il dubbio e che mi fa sorgere la malizia è che il rilancio della fase beta, con la riapertura dell’accesso a chi aveva richiesto di diventare power user, sia giunta a pochi giorni dall’annuncio di Massimo Marchiori, ideatore di Volunia e, in parte, padre dell’algoritmo tutt’ora utilizzato da Google, di voler rinunciare alla gudia della sua creatura per contrasti non meglio specificati con chi finanzia il progetto. In pratica volevano fargli le scarpe! Così lui se n’è andato prima che lo cacciassero. Non è che, forse, si era reso conto di avere fatto un buco nell’acqua? E non è che, forse, Volunia ha riaperto le “porte” proprio per far fronte alla pubblicità negativa derivante dalla fuga del suo creatore?

Si sa… A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si becca!

La dura vita del copywriter tra errori di ortografia e parole straniere (parte 2)

Eccoci di nuovo con il nostro excursus attraverso la lingua italiana, il suo utilizzo, le parole straniere, i neologismi, le forme dialettali e chi più ne ha più ne metta. Riportiamo altri “errori” piccoli e grandi che hanno fatto la loro comparsa durante le nostre ore di lavoro. Buon divertimento.

 

Per rimanere sempre in tema traggo esempio da quanto successo un paio di giorni fa in ufficio: dovevamo preparare un depliant al cui interno era stata racchiusa la parola “jeans”. Un collega mi pone la domanda: è giusto scrivere “il jeans” o “i jeans”? A memoria “i jeans” è la forma corretta ma a scanso di equivoci sono corsa a controllare e la definizione trovata nell’Enciclopedia Treccani ha dipanato ogni dubbio: sostantivo maschile plurare, per cui forma corretta “i jeans”.

Nella stessa giornata un secondo dubbio si è impadronito del nostro ufficio, questa volta sollevato da me, “vieni a trovarci sul nostro sito internet” o “nel nostro sito internet”. E qui mi sono affidata agli esimi accademici della Crusca: ebbene “sul” significa “sopra” e quindi è scorretto dire “sul sito internet” in quanto non si può stare fisicamente sopra ad un sito internet. Si può invece navigarci all’interno e quindi la forma corretta è “nel sito internet”.

Sebbene i copywriter giochino ogni giorno con le parole bisogna stare molto attenti ai messaggi che si danno. Un grossolano errore di italiano in un testo, per di più in un testo pubblicitario, può far passare in secondo piano il messaggio principale e risaltare le lacune della lingua. Per cui giocare con le parole e le frasi si può, ma controllare due tre volte è sempre utile per evitare figuracce.

Twitter vs Maya

Abbiamo ormai “scollinato”, come si suol dire… Mezzogiorno del 5 giugno 2012 è passato, quindi i Maya hanno sempre meno tempo a disposizione per far compiere la loro profezia. Perchè se da mesi, se non anni, si parla del famigerato 21 dicembre 2012 come giorno stabilito dal popolo precolombiano come data in cui il mondo sarebbe finito, negli ultimi giorni si era diffusa la notizia che il conteggio delle date fosse sbagliato e che la fine del mondo sarebbe stata… oggi!
All’orizzonte, comunque, non c’è alcun segnale di apocalisse in arrivo. Il sole splende, il cielo è azzurro, gli uccellini cantano e i funghetti crescono in giardino! Ma non cantiamo vittoria, che non si sa mai!
Fatto sta che in questi giorni il web si è sbizzarrito ed ogi, in particolare, su twitter hanno spopolato gli hasthag #finedelmondo e #mayarrendersi. Così sul web non sono mancate le occasioni per ridere sulla profezia.

C’è, poi, chi accomuna la profezia dei Maya all’abitudine di fare promesse che non si mantengono

E chi non vuole farsi trovare impreparato per il “grande appuntamento”…

Una cosa è certa: l’ironia salverà il mondo… Magari anche da Maya!

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