Archivio per la categoria ‘ Riflessioni

Cento anni dall’affondamento del Titanic: tradito dalla tecnologia, dalla luna e dall’uomo

images1 Cento anni dallaffondamento del Titanic: tradito dalla tecnologia, dalla luna e dalluomo

Il Titanic durante il suo unico viaggio. Aprile1912.

Il  prossimo 14 aprile ricorrono i cent’anni dall’affondamento del Titanic. Il leggendario affondamento è ad oggi il più grande disastro navale civile di tutti i tempi. La carena dell’enorme balena di ferro e acciaio si squarciò in 5 tagli al contatto con un grande iceberg a sud della penisola di Terranova: cinque dei compartimenti stagni vennero invasi dall’acqua provocando il disastroso affondamento e la morte di 1523 persone tra cui gli 800 membri dell’equipaggio.

Il Titanic, che partì il 10 aprile 1912 da Southampton in Inghilterra per il suo viaggio inaugurale, era per quei tempi la più grande nave mai costruita.  Sorella dell’Olympic e del Britannic, era di proprietà della White Star Line. Le tre navi erano state progettate e costruite nei cantieri Harland and Wolff di Belfast allo scopo di affermare la supremazia dell’azienda nell’attraversata oceanica da Southampton a New York.

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Il mito di Tiresia

Un giorno Zeus ed Era si trovarono divisi da una controversia su chi potesse provare in amore più piacere, l’uomo o la donna. Tiresia1 Il mito di Tiresia

Non riuscendo a giungere ad una conclusione, poiché Zeus sosteneva che fosse la donna mentre Era sosteneva che fosse l’uomo, decisero di chiamare in causa Tiresia, considerato l’unico che avrebbe potuto risolvere la disputa essendo stato sia uomo che donna.

Interpellato dagli dei, rispose che il piacere sessuale si compone di dieci parti, l’uomo ne prova solo una e la donna nove, quindi una donna prova un piacere nove volte più grande di quello di un uomo.

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L’ascensore spaziale

ascensore spaziale2 300x225 Lascensore spazialeCome gli ascensori portano le persone ai piani più alti dei grattacieli, l’idea di un ascensore spaziale per portarci nell’atmosfera terreste sta prendendo sempre più piede.

E’ una azienda Giapponese che afferma di poter costruire questa futuristica opera, l’ascensore spaziale raggiungerebbe i 96 mila chilometri di altezza dalla terra ad una velocità di 200 chilometri orari.

Questo ascensore spaziale trasporterebbe 30 persone fino ad una altezza di 36 mila chilometri di altezza fermandosi ad una stazione intermedia per poi proseguire fino alla fine del viaggio.

In questa ultima tratta, potranno proseguire solo persone qualificate come tecnici o ricercatori.

Non è più frutto della nostra fantasia o di un video gioco stile Halo 2, l’ascensore spaziale stà diventando realtà per una nuova era e nuovi “punti di vista”

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Il processo d’acquisto

Vi siete mai soffermati a pensare come fate a prendere una decisione nell’acquisto di un bene e quali sono i processi che attivate?

Il processo di acquisto nasce dalla percezione di un problema, di una esigenza. È il momento in cui si prende coscienza dell’esistenza di un bisogno manifesto o implicito da soddisfare, in tal senso, ciò rappresenta un “problema” da risolvere.

Per risolvere il “problema” iniziamo a cercare informazioni. La ricerca non avviene per tutti i tipi di acquisto ma verosimilmente per quelli a più alto coinvolgimento, dove percepiamo un rischio più grande e, in ogni caso, quando il nostro bisogno non è urgente.

Raccogliere informazioni ci consente di passare dall’insieme noto delle marche presenti sul mercato all’insieme delle marche tra le quali effettuare la nostra scelta.

Le fonti principali di informazioni sono:

  • Fonti personali (familiari, amici, conoscenti).
  • Fonti commerciali (pubblicità, venditori e negozianti, confezioni)
  • Fonti pubbliche (mezzi di comunicazione, organizzazioni di consumatori)
  • Fonti empiriche (osservazione e prova del prodotto)

Solitamente gran parte delle informazioni che raccogliamo provengono dalle fonti commerciali, ma quelle più influenti sembrano essere le fonti personali.

La decisione di acquistare può essere influenzata da due fattori quali l’atteggiamento degli altri, (quanto maggiore sarà l’orientamento negativo degli altri verso un prodotto, tanto maggiore sarà la riflessione sulla scelta definite autonomamente) oppure da fattori imprevisti (ad es. una spesa improvvisa potrebbe determinare uno spostamento nel tempo dell’acquisto deciso o addirittura sopprimerlo).

In ogni caso quando la decisione dell’acquisto è stata presa il consumatore, secondo Kotler, si trova dinanzi ad altre 5 sub decisioni:

  • relativamente alla marca;
  • sul punto vendita (localizzazione del negozio);
  • sulla quantità del bene;
  • relativamente al momento dell’acquisto,
  • sulle modalità di pagamento da utilizzare (carta di credito, contanti, rate)”.

Una volta acquistato il nostro tanto voluto prodotto, se risponde alle aspettative attese saremo soddisfatti; se va oltre le aspettative, saremo molto soddisfatti; se la risposta manca, si verrà a creare uno stato di insoddisfazione più o meno accentuato”.

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Qualità: di che cosa?

Facendo riferimento alle nostre esperienze personali, proviamo a chiederci: in base a che cosa decidiamo di acquistare un prodotto (ad esempio, un vestito o un cellulare o un pacchetto viaggio vacanza) di una marca piuttosto che di un’altra?

Se cerchiamo di dare una risposta dettagliata, vediamo che gli elementi tenuti in considerazione sono molti (estetica, prezzo, funzionalità, sicurezza, durata, notorietà del marchio, reputazione del produttore, …) e non tutti hanno lo stesso peso nel determinare la nostra scelta. Se cerchiamo di sintetizzare tutti questi elementi, la nostra risposta sarebbe probabilmente che consideriamo, da un lato, la qualità del prodotto in sé e, dall’altro, quanto soddisfa (o promette di soddisfare) le nostre esigenze.

Se analizziamo ciò che chiamiamo “qualità del prodotto in sé”, ci rendiamo conto che molte delle caratteristiche dipendono in realtà dal modo in cui il prodotto è stato progettato e fabbricato, dipendono innanzitutto dalle modalità di funzionamento dell’azienda produttrice, dipendono cioè dalla qualità dei processi produttivi. Sempre facendo riferimento alle nostre esperienze di consumatori, possiamo chiederci: dopo aver acquistato un prodotto, in base a che cosa ci dichiariamo più o meno soddisfatti, lo raccomandiamo o sconsigliamo ad altri, decidiamo di riacquistarlo o di “cambiare marca”?

Oltre al giudizio su come le caratteristiche già descritte hanno corrisposto alle nostre aspettative, questa volta entreranno in gioco altri elementi: come il fornitore ci ha trattato, se ci è stata data assistenza, se abbiamo ottenuto servizi aggiuntivi, se nel prodotto  abbiamo trovato delle caratteristiche positive che non ci saremmo aspettati, ecc. L’insieme di tutti gli elementi che abbiamo fin qui descritto configura la qualità totale, che noi sperimentiamo attraverso il prodotto, ma che in realtà caratterizza l’azienda produttrice, le sue logiche di funzionamento interno e di rapporti con l’esterno.
In realtà, già al momento di decidere l’acquisto del prodotto noi sappiamo – o almeno crediamo di sapere – qualcosa circa la “qualità totale” dell’azienda produttrice (tramite il passaparola, tramite la pubblicità, attraverso il web, grazie a esperienze precedenti ….) e questa conoscenza contribuisce alla nostra presa di decisione.

Su quali elementi possiamo basarci per far sì che le conoscenze ed informazioni preliminari siano quanto più corrette possibili e quindi contribuiscano razionalmente alle nostre decisioni?

Un buon aiuto in questo senso ci può venire da quelli che comunemente chiamiamo “marchi di qualità”.

Buoni acquisti di qualità a tutti!

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Stai per avere un infarto? Te lo dice il tuo smartphone

Nel giro di poche ore la notizia ha fatto il giro del mondo. Lo smartphone è in grado di segnalare l’arrivo di un infarto. Alcuni ricercatori dell’EPFL Scuola Politecnica Federale di Losanna hanno sviluppato, nei mesi scorsi, un sistema che effettua in diretta l’elettrocardiogramma di una persona rilevandone le anomalie.

Come funziona? Il battito cardiaco viene costantemente monitorato grazie a dei piccolissimi sensori che vengono applicati direttamente sulla pelle umana. Questi sensori, collegati allo smartphone attraverso un sistema wireless, inviano le informazioni sul battito cardiaco al dispositivo.

L’elettrocardiogramma che ne risulta può essere visualizzato in ogni istante sul display e in caso di anomalie sarà lo smartphone stesso ad avvisare alcuni numeri di telefono (decisi in precedenza). La segnalazione avverrà via sms o via mail. Familiari, parenti e amici stretti verranno quindi messi in preallarme anche nel caso la persona cardiopatica non sia in grado di lanciare da sé l’allarme.

Tra i numeri di telefono potranno essere presenti anche quelli del medico curante e dello specialista che seguono il paziente, informando così in modo istantaneo anche gli esperti che possono intervenire e dare indicazioni utili per salvare la persona colta da infarto. I medici, che potranno consultare in modo simultaneo l’ecg del paziente potranno trovare la giusta soluzione in un batter di ciglio.

Spiega David Atienza, uno dei membri del team di Losanna: “Il sistema è in grado di raccogliere i dati in modo estremamente preciso, dispone di un sistema di filtro del rumore di fondo molto efficace e batterie che durano un mese. Inoltre può inviare i dati al medico in formato già compresso, così che non debba analizzare ore e ore di tracciato”.

A quanto pare il nuovo dispositivo è già pronto per la commercializzazione. Pronto a sancire un nuovo passo della scienza per la salvaguardia della vita umana.

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Guerra tra Plasmon e Barilla….a colpi di advertising

plasmon biscotti2 Guerra tra Plasmon e Barilla....a colpi di advertisingbarilla risposta1 Guerra tra Plasmon e Barilla....a colpi di advertising

Fare pubblicità comparativa, significa basare la propria campagna pubblicitaria affermando che il proprio prodotto è migliore di quello degli avversari sottolineando i difetti, ma non sempre l’avversario è disposto ad accettarla.

In Italia, questa pratica non è molto utilizzata e per un lungo periodo di tempo, due diverse scuole di pensiero ponevano la pubblicità comparativa come uno strumento per migliorare l’informazione dei consumatori, mentre l’altra scuola di pensiero, considerava la pubblicità comparativa come una forma di denigrazione delle aziende concorrenti creando confusione nei consumatori.

Ma i consumatori come percepiscono questo tipo di pubblicità?

Molto spesso se una piccola azienda attacca una grande marca, viene considerata poco credibile e normalmente ne ricava vantaggio l’azienda attaccata.
In una ipotesi opposta, se è la grande azienda che attacca la piccola la sua stessa immagine aziendale (dell’azienda grande) perderà valore e credibilità generando nel consumatore l’idea che il prodotto della piccola azienda è di elevata qualità.

In questo caso, ci troviamo di fronte a due colossi aziendali. L’azienda Plasmon, nota per i prodotti per bambini, attacca Barilla con una pubblicità che mette a confronto la “purezza” del proprio prodotto con le “mancanze” dell’avversario.
Barilla immediatamente replica con una elegante bordata pubblicitaria: “Le mamme italiane sanno quello che fanno”.
Sono molti gli aspetti che coinvolgono questa forma di pubblicità, si affrontano temi come la fiducia, la legalità, la famiglia e di conseguenza gli spot comparativi diventano un argomento delicato.

La comparazione deve informare i consumatori, rispettare le normative, non deve essere ingannevole e a mio avviso dovrebbe anche divertire.

Voi cosa ne pensate?

Fonte articolo del corriere

 

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Telefonate persuasive da manuale? Certo, per i tuoi affari

Telefonate persuasive da manuale? Certo, per i tuoi affari

Vi siete mai chiesti cos’ha spinto la vostra amica a recarsi nello stesso negozio in cui siete state per acquistare l’ultimo must have della stagione? Come mai i vostri colleghi hanno passato la pausa pranzo nel vostro bar preferito? E come siete stati in grado di convincere la vostra fidanzata ad iscriversi in palestra?

Beh, una cosa è certa. Possedete delle buone tecniche di vendita.
“Ma come? Non ho fatto nessuna campagna pubblicitaria, si chiacchierava e basta”, direte voi.

Certamente, ma quale strumento se non il passaparola può risultare più adatto per una comunicazione efficace o reclamizzare qualcosa? Sarà sicuramente un metodo antico per destare l’interesse, però funziona.

“E se tutte quelle persone fossero state dei perfetti sconosciuti? Ce l’avrei fatta comunque?”
È il quesito che tormenta ogni giorno tutti quegli operatori i quali, tramite il telefono, devono ottenere lo stesso risultato, ma con una differenza: nel passaparola ci sono fiducia, credibilità, confidenza. Nel telemarketing, no.
Diventa indispensabile allora, adottare delle strategie per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati. Leggi tutto

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Può l’economia digitale italiana dare un contributo per rilanciare la crescita e creare occupazione in Italia?

web Può l’economia digitale italiana dare un contributo per rilanciare la crescita e creare occupazione in Italia?Da una ricerca condotta dal DAG (Digital Advisory Group) con il supporto di McKinsey & Company ha, per la prima volta, analizzato l’impatto di internet su quattro assi:
il contributo allo sviluppo economico in termini di PIL, la creazione di occupazione, lo sviluppo delle PMI e del loro export e il surplus di valore per i consumatori.

I dati che si leggono nel rapporto sono incoraggianti, negli ultimi 15 anni l’economia digitale ha creato 700.000 posti di lavoro e contribuito al 2% del PIL italiano, i numeri citati sono incoraggianti perché c’è ancora un grande margine per raggiungere, attraverso nuove iniziative, fino al 4% del PIL.
Ecco quindi che l’economia digitale si pone come una opportunità  imperdibile per la nostra economia.

Non è una novità che l’accesso alla rete ha nel passato contribuito alla crescita del PIL,  come si legge nel rapporto DAG in 4 anni, dal 2005 al 2009,  il contributo di crescita è stato del 14%.  Anche se attualmente la crescita economica Web non ha dato gli stessi risultati del passato, solo il 2% di PIL  (circa 30 miliardi di Euro) ha comunque avuto un ruolo importante in forma indiretta di ulteriori 20 miliardi di euro derivati da acquisti effettuati sui canali tradizionali dopo aver consultato la rete.

Oggi, come si legge nel rapporto, nei paesi che sfruttano intensamente il potenziale di internet, l’economia digitale sta già producendo benefici notevoli in termini di contribuzione diretta al PIL nazionale. In Svezia e nel Regno Unito, per esempio, il contributo diretto al PIL di internet è superiore al 5%,  in Francia il contributo pesa oltre il 3% senza contare i notevoli benefici aggiuntivi in termini di creazione netta di posti di lavoro o di sviluppo delle piccole e medie imprese.

In Italia la capacità di sviluppare servizi digitali innovativi è progressivamente calata e internet è ancora un’opportunità poco sfruttata. Invertire questa tendenza, rilanciando la capacità di innovare in ambito digitale, costituisce un’opportunità imperdibile per il nostro paese.

In Italia, in particolare sono stati creati 1,8 posti  di lavoro per ogni posto eliminato, ancora poco però se guardiamo al 2,6 della media di 13 paesi sviluppati o al 3,9 dell’irraggiungibile Svezia.  Questi numeri stanno a significare che il digitale crea occupazione più di quanta ne “distrugga” , anche se in Italia in una percentuale minore rispetto ad altri paesi.

L’Italia si trova in netto ritardo rispetto a Svezia,  Regno Unito e Francia, questo è dovuto a problemi  infrastrutturali. Una delle problematiche più rilevanti riscontrate dal  DAG è nell’insufficiente accesso alla banda larga e nel digital-divide. L’attuale rete Italiana non garantisce un utilizzo di internet a una buona parte della popolazione e di conseguenza una limitazione per le aziende di poter sfruttare appieno le nuove tecnologie.

Sarebbe proprio questo il momento per investire in tecnologia e cercare di superare alcuni ostacoli. Garantire un accesso alla banda larga più veloce, aumentare la propensione degli italiani verso l’e-commerce, sia da parte degli utenti che oggi non si fidano di acquistare online con carta di credito, sia da parte delle imprese che non hanno la consapevolezza del potenziale del Web, molti imprenditori pensano, erroneamente, che i loro prodotti non sono idonei alla vendita on-line.

Potenziando l’economia digitale, lo Stato, le università, le associazioni di categoria, le imprese private e le autorità di regolamentazione possono dare un nuovo impulso allo sviluppo economico nazionale aumentando la competitività del nostro paese sotto il profilo dell’innovazione e dell’occupazione.

Rif: www.digitaladvisorygroup.it

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Uno sguardo al passato, per una attuale formula di web marketing.

Ho sempre pensato, come convinzione personale, che il mondo giri come una ruota e che inevitabilmente tutto possa ritornare allo stato di partenza.

Questa mia “demente” teoria mi porta a riflettere su come, oggi, il mondo del web marketing si pone attraverso la rete.

Chi di voi si ricorda del  “Carosello“?  Un palinsesto nato a cavallo tra gli anni 50 e 60 che andava in onda su RAI 1, e che terminò la sua trasmissione nel 1977.
E’ sicuramente una storica trasmissione che diffuse migliaia di pubblicità, creando decine di personaggi tuttora utilizzati in alcune spot e altrettante forme e modi di dire.

E’ uno dei primi di sistemi d’intrattenimento che molta della pubblicità odierna ha ben compreso. L’obiettivo è di emozionare e di coinvolgere gli spettatori attraverso la visone di storie e solamente alla fine di informarli sul prodotto.

Ecco che la mia teoria della “ruota” trova riscontro anche nel web marketing.

Il web marketing deve intrattenere, stupire, divertire, emozionare, proprio come succedeva attraverso il Carosello, nel caso specifico della rete, cambiano solo i mezzi, oggi si utilizzano i video attraverso youtube per fare un esempio.

Per quanto riguarda la parte emozionale oggi ci sono i social media che stanno avendo tanta importanza per le aziende. I social media raccontano storie e ci permettono di immedesimarci all’interno di gruppi e di condividere le nostre abitudini, le nostre cose belle e brutte, ed è questo che li rendono interessanti.
In un carosello della Mira Lanza c’era Calimero sempre triste perché era piccolo e nero e tutti lo evitavano, fino a che non trovava l’olandesina che gli dava una bella lavata con il detersivo Ava della Mira Lanza; molti di noi si sono immedesimati nel personaggio Calimero e condiviso le sue sfortunate vicende e situazione.

Ritorniamo alla famosa “ruota”, Mira Lanza oltre alla promozione nei punti vendita del loro prodotto e la pubblicità attraverso il Carosello, si era organizzata anche con un famosissimo concorso a punti utilizzando le figurine trovate nei loro prodotti e suddivise per tema (prodotto, viaggi e monumenti). Ci troviamo tra gli anni 60 e anni 80, secondo voi queste iniziative di marketing non sono ancora attuali? I concorsi a premi, le raccolte a punti, la differenziazione del target, le promozioni nei punti vendita, tutto uguale, cambiano solo i mezzi ma la ruota inevitabilmente gira…

Ecco lo spot del Carosello:

 

 

 

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