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Social Media Conclave. Il Vaticano stacca il wi-fi

conclaveÈ ufficiale. La Santa Sede ha staccato il wi-fi. Per preservare l’integrità del Conclave e la venuta dello Spirito Santo che porterà il nome del nuovo Papa il Vaticano ha intimato lo stop dei tweet ai tutti i cardinali. Proprio così: dalla Cappella Sistina dovranno rimanere fuori anche smartphone, tablets, computers, qualsiasi dispositivo che consenta ai cardinali di comunicare con il mondo esterno.

 

Tra i cardinali, infatti, c’è chi annovera potenti profili twitter con più di 80mila followers. Far trapelare indiscrezioni sulle votazioni dunque produrrebbe un’ondata di “chiacchiericci” incontrollabile con il risultato di permettere l’ingresso del mondo esterno al Conclave.

 

Come sappiamo le infiltrazioni durante l’elezione del Papa non sono ammesse. Qualcuno contesta questa chiusura, tuttavia per chi crede non solo questa è misura giusta ma anche necessaria perché per ricevere la chiamata dello Spirito Santo bisogna avere il clima adatto, la mente sgombra.

 

I cardinali “cinguettanti” dovranno quindi fare a meno dei loro profili social e preoccuparsi per qualche giorno solamente delle “Cose di Dio”.

 

Nel frattempo, in questi giorni di attesa, il popolo dei social network e di internet si è letteralmente scatenato. Dalle puntate dei bookmakers sui cardinali papabili alle applicazioni per iphone e smartphone per seguire tutto ciò che accade in Vaticano, tutto il mondo sembra avere una sete insostenibile di informazioni in merito.

 

E se la morte di Giovanni Paolo II e l’elezione di Benedetto XVI erano state bollate nel 2005 come il più grande evento pubblico e mediatico dell’anno, con grande stupore di tutti, questo Conclave si palesa come il più interattivo della storia. Si aspetta, dall’inizio del conclave fino ai primissimi giorni di elezione del nuovo Papa, un boom di post, tweet, commenti, mi piace, condivisioni in tutta la rete.

 

Come da previsione il Conclave ed il nuovo Papa saranno argomento della giornata per un bel po’ di settimane (vista anche la vicinanza con la Pasqua). Adesso come adesso (e per il momento) non ci resta che attendere pazienti, guardare cosa accade e, perché no, buttarci nella mischia di chi vuole dire la sua. Rincorrendo il sogno, la sfida di essere i primi a ripostare – retwittare la notizia del nuovo Papa.

 

Account Cardinale Napier

Account Cardinale Dolan

Account Cardinale Ravasi

Account Cardinale Scherer

Account Cardinale Turkson

Segnalazione preConclave dell’ultimo minuto: il profilo Twitter del cardinale Angelo Scola è stato dato per disperso…qualcuno ha ipotizzato/ironizzato che il cardinale l’abbia chiuso in vista, tra qualche giorno, di poter utilizzare @Pontifiex.

Di seguito il link a Il Gazzettino, articolo dal quale abbiamo ri-postato la notizia:

http://ilgazzettino.it/articolo.php?id=255582&sez=CONCLAVE

Falcone e Borsellino. Come i media annunciarono la Strage di Capaci e la Strage di via D’Amelio

Tra maggio e luglio 2012 ricorrono i vent’anni di due episodi che hanno segnato drammaticamente la storia dell’Italia contemporanea. Si tratta della Strage di Capaci e della Strage di via D’Amelio, nelle quali la mafia ha ucciso rispettivamente i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

 

Come ne hanno dato notizia i media allora? E come è stata ripresa la notizia 20 anni dopo? Va ricordato che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano ben conosciuti dagli italiani per il loro operato contro la mafia ed avevano ottenuto l’attenzione dei media da lungo tempo.

 

Nei due casi TG1 e TG5, i maggiori telegiornali dell’epoca, irrompono nella vita degli italiani con un’edizione straordinaria. Il tono di voce della giornalista del TG1 che dà avvio alle prime immagine della Strage di Capaci è basso e grave; il corrispondente utilizza un linguaggio incalzante ma volto a spiegare come si è svolta la strage. Nel caso di Paolo Borsellino il TG1 rimane silente, lascia parlare le immagini e i suoni, in particolare un insistente allarme di macchina che spacca via D’Amelio.

 

Annuncio Strage di Capaci e morte di Giovanni Falcone

 

Tg1 Strage di via D’Amelio

 

Per il TG5 sono Enrico Mentana e Salvo Sottile (conduttore e corrispondente) a dare la notizia in diretta della morte di Paolo Borsellino. Altro registro in questo caso: non ci sono immagini al momento ma le parole di entrambi ed il tono della conversazione si fanno molto incalzanti. L’effetto di entrambi, TG1 e TG5, in tutti e due i casi è produrre, pur con uso di un diverso registro, un’enorme reazione emotiva negli spettatori.

 

Tg5 19 luglio 1992

 

 

Ma sono soprattutto i maggiori quotidiani dei giorni successivi che danno la misura della reazione emotiva in Italia. Quotidiani del calibro del Corriere della Sera, conosciuto per il rigore del suo registro, che si sbilanciano con titoli emozionali quali “Orrore, ucciso Falcone” e “Massacro, ucciso Borsellino”. Due titoli speculari per il Corriere che ripercorrono con le parole “orrore” e “massacro” l’escalation di terrore avviata dalla mafia. Attonita e rassegnata, invece, La Repubblica: “Strage a Capaci. Povero Falcone”.

 

Corriere della Sera, 24 maggio 1992:

http://intoccabili.wordpress.com/2012/05/23/23-maggiio-1992-orrore-ucciso-falcone/

 

Corriere della Sera, 20 luglio 1992:

http://archiviostorico.corriere.it/1992/luglio/20/massacro_ucciso_Borsellino_co_0_9207201903.shtml

 

La Repubblica, 24 maggio 1992:

http://www.repubblica.it/online/album/novantadue/bolzoni/bolzoni.html

 

Oggi a vent’anni dalle Stragi l’emozione è ancora viva e riprende vigore la fame di verità sorta dagli ultimi risvolti delle indagini.

 

Corriere della Sera

http://www.corriere.it/cronache/12_luglio_06/borsellino-anniversario-venti-anni-scheda-bianconi_ed13af76-c7a1-11e1-96dc-1183a294894f.shtml

 

http://www.corriere.it/cronache/speciali/2012/paolo-borsellino-venti-anni-dopo/

 

La Repubblica:

 

Capaci, 23 maggio ’92 diario di una strage

Palermo, il ricordo di Via D’Amelio. Napolitano: la verità ad ogni costo.

 

http://www.repubblica.it/politica/2012/07/19/news/ventennale_borsellino-39349703/

 

Vent’anni dopo

 

Rassegna stampa 20 anni dopo

http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=5792:rassegna-stampa-19-luglio-2012&catid=46:2012&Itemid=68

 

QUARANT’ANNI SENZA DINO BUZZATI. A LEZIONE DI GIORNALISMO

Un giornalista che si rispetti non può non aver mai incontrato sulla sua strada gli scritti di Dino Buzzati. Il grande scrittore del ‘900 (Il deserto dei Tartari, Barnabo dalle montagne, Il segreto del bosco vecchio, Sessanta Racconti, Il Grande ritratto, solo per citare alcuni tra i suoi più importanti scritti) è stato una delle più note e più deliziose “penne” del Corriere della Sera.

Entrato nello storico giornale italiano di via Solferino a Milano nel 1928 vi rimane per più di trent’anni. Dalle pagine del Corriere incanta milioni di lettori con il suo inconfondibile stile raccontando la guerra, la liberazione, il boom economico, i delitti di nera che dividono l’opinione pubblica, le imprese dei ciclisti del Giro d’Italia del 1949 e tanti altri racconti e storie.

Un realismo che spiazza, che porta tra le pagine di cronaca la poesia, le emozioni, il vivere quotidiano con tutte le sue preoccupazioni. Ogni racconto è il ritratto di un personaggio, di una situazione, di un momento, di uno spazio. Ed attraverso questi lucidi e dettagliati ritratti dipinge pregi e difetti di un’Italia in via di costruzione.

Le sue parole non sono solo scritte: parlano, raccontano, regalano al lettore una vera e propria visione. Il lettore si cala nella parte e vive il racconto. Buzzati possedeva una chiave per aprire un mondo. Una chiave di cui solo pochi giornalisti e autori sono dotati. Non è da tutti riuscire a trasformare un lettore in un protagonista della vicenda.

Memorabili i “pezzi” dedicati alla vita nel Pirellone, con un Giò Ponti che nessuno, dopo dieci anni dalla costruzione del grattacielo, riesce a riconoscere quando entra a palazzo; con le macchine, che sembrano quasi degli ippopotami, a dare la vita a questa struttura animata; sublime il racconto della nascita della metropolitana cuore pulsante di Milano.

Come indimenticabile è il suo editoriale del 25 aprile 1945 in cui racconta la gioia dei cittadini per la fine della guerra. “Ecco, la guerra è finita. Si è fatto silenzio sull’Europa” l’incipit; e poche righe più sotto: “Come siamo felici. A metà del pranzo la mamma si è messa improvvisamente a piangere per la gioia, nessuno era più capace di andare avanti a parlare”.

Oppure ancora le parole che vengono a mancare di fronte alla tragedia del Vajont, che squassò la sua terra nell’ottobre 1963.

Era così Dino Buzzati;  le sue mani erano un prolungamento della sua anima. Nessun giornalista dovrebbe prescindere dalla sua lezione. Perché non c’è giornalismo, quando manca l’anima.

 

Per chi volesse approfondire, ecco qui alcuni suoi scritti

Articolo sul disastro del Vajont – 11 ottobre 1963 – Corriere della Sera

Articolo con estratti di testi di Buzzati al Giro d’Italia (1949)

Scalata del K2 – 1954

Estratto articolo su delitto perpetrato da Rina Fort

Articolo sul grattacielo Pirelli

Editoriale corriere della sera 25 aprile 1945

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