Profilo di Cristina Tronchin
Responsabile ufficio stampa

Gruppo Santa Fe: anno nuovo, vita nuova, comunicazione esplosiva

La novità assoluta di questi giorni, azzardiamo pure, la NOTIZIA DELL’ANNO è: l’ingresso di tutto il Gruppo Santa Fe in una sede nuova di zecca.
Oltre che bravi ora siamo anche belli (ahahah, risata). Modestia a parte, ci siamo trasferiti da Treviso (via Steffani 15/a) a Preganziol in via Terraglio 263/a in una sede molto più ampia che ci permette di lavorare al meglio ed accogliere in modo confortevole tutti i nostri clienti e fornitori.
Il tutto si traduce in un flusso di lavoro più sereno ed efficace ed in nuove idee ad hoc per tutti i clienti.

La nuova sede è dotata di spazi più organici che hanno consentito di dividere i diversi settori dell’agenzia: i creativi di grafica e web sono stati rin…ops…racchiusi (hihihihi) in un salone apposito, con annesso set fotografico, per garantire maggiore tranquillità e stimolare la nascita di idee innovative.
Le parti commerciali, amministrative e di gestione del progetto hanno ora una propria stanza in cui poter svolgere appieno i propri compiti.

Non potevano mancare, inoltre, l’ufficio del capo, Enrico, soprannominato “acquario” per le quattro vetrate presenti in ogni lato (nonché di Fantozziana memoria…in arrivo anche la sedia di pelle umana); una sala riunioni per contenere tutto lo staff ed i collaboratori; un ufficio apposito per i server (il loro brusio non ci accompagna più durante tutta la giornata…quale gioia!); una sala archivio e ben due bagni.

Il trasloco ha occupato tutte le vacanze natalizie. A onor del vero va detto che ad occuparsene sono stati in toto (escluse alcune partecipazioni come “guest star”) Enrico e Matteo (i titolari) e Betty (l’amministrazione) coadiuvati da una squadra di familiari ed amici che ha lavorato ininterrottamente per due settimane.

Il risultato è a dir poco sbalorditivo. Un cambiamento epocale in una sede moderna ed accogliente maturato grazie ad anni di duro lavoro volto ad innovare i concetti di comunicazione e marketing per le imprese e a contrastare la durissima crisi che imperversa in tutto il mercato.

Scelte, lavoro effettuato ed i plus (servizi) che garantiamo ai clienti hanno fatto della nostra comunicazione una comunicazione dal volto umano, che si affianca alle esigenze dei nostri interlocutori e ne rispetta esigenze e caratteristiche.

Oggi, con la nuova sede e le nuove idee che stanno nascendo, siamo pronti a volare verso i nuovissimi orizzonti della comunicazione, in linea con la nostra mission e la passione che sempre abbiamo messo nel nostro lavoro.

{lang: 'it'}

Stai per avere un infarto? Te lo dice il tuo smartphone

Nel giro di poche ore la notizia ha fatto il giro del mondo. Lo smartphone è in grado di segnalare l’arrivo di un infarto. Alcuni ricercatori dell’EPFL Scuola Politecnica Federale di Losanna hanno sviluppato, nei mesi scorsi, un sistema che effettua in diretta l’elettrocardiogramma di una persona rilevandone le anomalie.

Come funziona? Il battito cardiaco viene costantemente monitorato grazie a dei piccolissimi sensori che vengono applicati direttamente sulla pelle umana. Questi sensori, collegati allo smartphone attraverso un sistema wireless, inviano le informazioni sul battito cardiaco al dispositivo.

L’elettrocardiogramma che ne risulta può essere visualizzato in ogni istante sul display e in caso di anomalie sarà lo smartphone stesso ad avvisare alcuni numeri di telefono (decisi in precedenza). La segnalazione avverrà via sms o via mail. Familiari, parenti e amici stretti verranno quindi messi in preallarme anche nel caso la persona cardiopatica non sia in grado di lanciare da sé l’allarme.

Tra i numeri di telefono potranno essere presenti anche quelli del medico curante e dello specialista che seguono il paziente, informando così in modo istantaneo anche gli esperti che possono intervenire e dare indicazioni utili per salvare la persona colta da infarto. I medici, che potranno consultare in modo simultaneo l’ecg del paziente potranno trovare la giusta soluzione in un batter di ciglio.

Spiega David Atienza, uno dei membri del team di Losanna: “Il sistema è in grado di raccogliere i dati in modo estremamente preciso, dispone di un sistema di filtro del rumore di fondo molto efficace e batterie che durano un mese. Inoltre può inviare i dati al medico in formato già compresso, così che non debba analizzare ore e ore di tracciato”.

A quanto pare il nuovo dispositivo è già pronto per la commercializzazione. Pronto a sancire un nuovo passo della scienza per la salvaguardia della vita umana.

{lang: 'it'}

MoMa: The Museum Of Modern Art (NY) – Arte, social network, new media: la miglior comunicazione nel mondo dell’arte

Gli appassionati di arte&social network non potranno che essere ingolositi dall’argomento che trattiamo oggi. Dire MOMA significa dire il “non plus ultra” dei musei e gallerie d’arte contemporanea. Ma non solo: il MOMA è l’esempio più articolato e ben costruito di strategia social e new media che si possa trovare a livello globale. E non solo per il mondo dell’arte.

Diamo uno sguardo veloce al sito web, www.moma.org, prima di passare ai social network. Innanzitutto la grafica e l’usabilità: grazie all’uso sapiente delle immagini, dei colori, di caratteri grandi, del grassetto anche chi non conosce l’inglese alla perfezione riesce a girare con semplicità tra le pagine. Lo stesso modo di scrivere i titoli delle pagine, corti ed essenziali, contribuisce ad abbattere ogni difficoltà di navigazione.

Al momento dell’ingresso in home possiamo scegliere da quale prospettiva guardare il sito del Museum of Moder Art. Ne esistono ben sei: il visitatore alla prima visita, il visitatore che ritorna per una nuova visita, la prospettiva “membro”, la prospettiva “filmgoer”, “exploring MOMA with a family” (visita il MOMA in famiglia), fare ricerche (doing research), educatore e infine studente. Ogni prospettiva porta ad una pagina dedicata del sito. Non solo esistono un secondo ed un terzo sito: parliamo di MOMA PS1 (momaps1.org) e www.momastore.org, l’e-commerce store on line. Nota positiva da segnalare è la assoluta attenzione per tutte le categorie di persone che visitano il museo: non manca una sezione dedicata alla disabilità che contiene tutte le informazioni apposite per visitare il MOMA.

Spostandoci appena troviamo un’interessante sezione che racchiude il concentrato di comunicazione del museo d’arte contemporanea newyorkese: exhibitions, film, the collection, publications, blog, multimedia, mobile, online communities e most viewed.

Accedere a “multimedia” significa raggiungere un vero e proprio network on line: canale “featured content”, “most recent”, “audio”, “videos” ed “interactive” portano l’utente a stretto contatto con tutte le attività del MOMA. Siti nei siti: l’interactive propone, infatti, minisiti interi dedicati a opere, esibizioni e quant’altro.

Lo stesso blog non è un normale blog ma una piattaforma interattiva in cui dalla sua home si accede ad una miriade di discussioni e contenuti multimediali.

Non manca poi il MOBILE: entri, scarichi l’applicazione dedicata al sistema operativo mobile di cui sei dotato ed inizi a navigare. Al download delle applicazioni si può accedere anche attraverso i QR Code presenti nella sezione.

Menzione speciale, infine, per la strategia social. Siamo di fronte ad un vero esempio da manuale, una strategia coordinata fatta da Facebook, Twitter, Youtube, Flickr, Foursquare, iTunes U, virtual gallery di tutto il museo, form di registrazione al museo per garantirsi personalizzazioni e contenuti speciali, ed infine Art Bubble, la community per vedere video provenienti da tutti i maggiori musei degli Stati Uniti.

Ben dieci le pagine facebook attivate di cui la principale, http://www.facebook.com/MuseumofModernArt, con 892.918 fan e più di 15.500 persone che parlano dell’argomento; un profilo twitter seguito da più di 783mila persone.

 

 

 

 

{lang: 'it'}

Noi italiani. Inconsapevoli consumatori di cloud computing

Può darsi che molti di noi, parlando di cloud computing, esclamino “ah ma io so benissimo di cosa si tratta”. Tuttavia può darsi che molti altri rispondano “cloud computing? E cos’è, una cosa buona da mangiare?”. Una ricerca di Nextplora, commissionata da Microsoft Italia, e chiamata “Osservatorio Internet 2011” è arrivata alla conclusione che la maggior parte degli italiani consuma il cloud computing con entusiasmo ma senza avere la benché minima conoscenza di cosa sia.

La domanda sorge spontanea (per dirla con Antonio Lubrano): che cos’è il cloud computing? E’ un insieme di tecnologie che permettono, con appositi servizi forniti da provider, di elaborare e archiviare dati, grazie all’utilizzo di risorse hardware e software distribuite e virtuali nella Rete. In parole povere: sono tecnologie e sistemi che permettono di caricare, archiviare e rielaborare contenuti nel web. È grazie a queste tecnologie che possiamo, per esempio, caricare foto e video su facebook, postare link, caricare documenti. Condividere.

Dicevamo che, secondo la ricerca, gli italiani utilizzano il cloud computing ma molto spesso non sanno di cosa si tratta o ne hanno un’idea molto vaga. In pratica viviamo nel mondo delle “nuvole” (dall’inglese cloud) ma non lo sappiamo.

Il sondaggio è stato fatto su 1.000 persone e l’88% di queste fa uso di servizi cloud inconsapevolmente. Ad essere a conoscenza di servizi cloud è il 38% degli intervistati mentre solo il 15% dichiara di farne uso.

Significativo il panorama che esce dalla ricerca:

  • Il 56% utilizza il cloud computing per condividere foto;
  • Il 29% per condividere musica;
  • Il 18% per condividere documenti di lavoro;
  • Il 9% per la geolocalizzazione.

I servizi vengono utilizzati dal 49% del campione per studio o lavoro, il 52% per scambiare idee e opinioni, il 37% per la sfera privata.

È interessante, infine, consultare le attività principali suddivise per fasce d’età:

  • 16 – 24 anni: condivisione di foto e notizie sulla vita personale;
  • 25 – 34 anni: condivisione di video e notizie sulla vita personale;
  • 35 – 54 anni: confronto di opinioni e recensioni sui prodotti acquistati;
  • + di 55 anni: condivisione di articoli di giornale.

Un panorama variegato, che fa intravvedere quali siano le tendenze sulla fruizione del web nel nostro paese. E voi cosa ne pensate?

{lang: 'it'}

Censimento on line: pregi e difetti

Due settimane fa circa ho visto spuntare dalla cassetta della posta una busta di grandi dimensioni, bianca. Il fatto mi ha alquanto incuriosito e mi sono precipitata a capire di cosa si trattasse. Ci ho messo un po’, una volta preso il plico tra le mani, a realizzare che si trattava del censimento. Mi ero completamente dimenticata che ogni dieci anni lo Stato Italiano ci interpella per sapere che fine abbiamo fatto (mi autogiustifico in quanto è il mio primo vero censimento). E non penso di essere l’unica.

La mia consueta curiosità, mi ha spinto ad approfondire l’argomento. Volevo capire cosa realmente sia il censimento, a cosa serva, e in che modalità si debba consegnare.

Prima nota positiva. Facendo una ricerca nel web ho scoperto che il censimento si può compilare on line collegandosi al sito censimentopopolazione.istat.it/default.html . Il 15° Censimento Generale della popolazione e delle abitazioni passerà dunque alla storia come il primo censimento digitale.

Attraverso una password, che viene inviata a casa, si può accedere al servizio on line, rispondere direttamente nel web alle domande e inviare il tutto senza allontanarsi dalla propria abitazione.

L’ISTAT, responsabile del censimento, senza tralasciare i tradizionali canali di raccolta, ha avviato inoltre una campagna per spingere alla digitalizzazione della raccolta dati. Rivolgendosi ai giovani, ha chiesto loro di aiutare genitori e nonni alla compilazione del censimento direttamente dal sito dedicato.

Seconda nota positiva. Per chi ancora si chiede a cosa serve il censimento, all’interno del sito viene spiegata la sua utilità. Il censimento:

  • permette di capire i cambiamenti che avvengono in Italia e consente di governarli;
  • serve per ridefinire i seggi elettorali in base alla popolazione;
  • serve a valutare e programmare, ad esempio è utile alla Protezione Civile per conoscere la distribuzione degli edifici, valutare il rischio sismico ed elaborare piani di evacuazione;
  • è utile per la programmazione e valutazione economica;
  • consente di realizzare uno sviluppo sostenibile (migliore utilizzo delle risorse e corretto rapporto con l’ambiente);
  • assolve un obbligo dell’Unione Europea;
  • permette il confronto con gli altri stati membri dell’UE;
  • favorisce gli studi che analizzano la competitività delle imprese;
  • fornisce nuovi dati per indagini campionarie e sondaggi.

Prima nota negativa. Il 9 ottobre è stato il primo giorno utile per compilare il censimento on line, ma il sito non ha retto alle richieste di compilazione che si sono concentrate. È rientrato a regime solamente nei giorni successivi.

Seconda nota negativa. State attenti perché chi non compila il censimento, ma è tenuto a farlo, incorre in una multa che può andare dai 206 ai 2.065 euro.

{lang: 'it'}

Black Berry/Black Out

Qualche settimana la gran parte degli utenti Blackberry ha subito un vero e proprio disservizio a causa del blocco totale della rete RIM (Research in Motion) per la posta elettronica e la navigazione nel web.

Il blackout ha colpito tutto il mondo ed in particolare il vecchio continente, l’Europa, dove si è riscontrato il bug nei server inglesi di smistamento dei servizi di messaggistica ed email in entrata ed in uscita. In poche parole i possessori di Blackberry non hanno più potuto ricevere e spedire mail durante i primi tre giorni della scorsa settimana.

Un vero e proprio disastro per la RIM, l’azienda canadese che produce la “mora” (dall’inglese Blackberry), che non ha potuto far altro che scusarsi.

A ben guardare social network e blog di settore sembra che l’intero mondo dei “Blackberry’s addicted” ne sia stato colpito; con enormi disagi per aziende e manager, principali “consumatori” di Blackberry, che, negli anni, si sono affidate alla sicurezza del servizio di RIM e hanno fatto del Blackberry un vero e proprio strumento di lavoro, alla pari di pc e notebook.

Ma per quale motivo sono stati colpiti solo i Blackberry dal disservizio e non gli altri possessori di smartphone? Perché RIM ha una sua rete di distribuzione e la posta elettronica delle “more” passa attraverso i server remoti dell’azienda. In pratica la casella di posta degli utenti con Blackberry comunica con il server RIM e non direttamente con il cellulare. Gli smartphone, escluso Blackberry, cercano da sé le mail nei server; per il Blackberry funziona esattamente al contrario: è il server che segnala l’arrivo di posta elettronica al cellulare.

Questo sistema ha garantito negli anni la sicurezza delle informazioni; tuttavia l’incremento del volume di mail inviate negli anni ed il mancato aggiornamento dei sistemi operativi ha causato un sovraffollamento dei server ed il conseguente black out.

La rabbia ed il disservizio sono stati tali che le associazioni di consumatori di tutto il mondo (Europa, paesi Arabi, Estremo Oriente, America Latina e Stati Uniti) si stanno già muovendo per ottenere un risarcimento. In Italia, ad esempio, le associazioni di consumatori si stanno rivalendo sugli operatori telefonici (perché pagare per un servizio mai ricevuto?) che a loro volta potranno rifarsi su RIM. Nel caso la risposta degli operatori fosse negativa si stanno già programmando delle class action indirizzate direttamente contro RIM.

La momentanea debacle dei servizi Blackberry, probabilmente influirà sull’andamento, già negativo, dell’azienda. Intanto RIM per riparare ai danni causati ha messo a disposizione dei suoi utenti un mese di supporto tecnico gratuito e la possibilità di scaricare applicazioni per un valore di 100 dollari dal BlackBerry AppWorld.

 

{lang: 'it'}

Rugby World Cup 2011: i mondiali web 2.0

Il 2011, per i rugbisti e appassionati di tutto il mondo, è l’anno dei mondiali (che al momento in cui scriviamo l’articolo sono ancora in corso). Come nel calcio i mondiali si disputano ogni 4 anni, negli anni dispari, e coinvolgono le 20 migliori nazionali al mondo. Un concentrato di rugby che dura quasi due mesi (9 settembre – 23 ottobre 2011).

Perché abbiamo deciso di dare uno sguardo al mondo del rugby? Perché ci è sembrata molto interessante la strategia di comunicazione web adottata; una strategia integrata e coordinata che ha attirato migliaia di fans e che ha contribuito alla crescita del volume di informazioni e contenuti multimediali attribuiti a questo sport.

Partiamo dal sito internet www.rugbyworldcup.com . Una struttura semplice e chiara che permette di aggirarsi abilmente tra le diverse pagine, una grafica semplice ed accattivante e una serie di numerosi contenuti speciali dedicati a tutti i fan. Ciò che contraddistingue il sito e la strategia di comunicazione è la costanza con cui vengono inseriti i contenuti.

Segnaliamo:

- il grande spazio che viene dato ai contenuti video;

- la disponibilità delle applicazioni per Blackberry, Phonebook, iPhone, iPad, Android e WP7 per seguire il sito anche dai dispositivi mobile;

- i collegamenti ai social network presenti, con speciali box, nella maggior parte delle pagine;

- l’Ask Buck, una sezione (all’interno della Fan Page) con l’opportunità di rivolgere domande a vecchie glorie del rugby che vengono ospitate di settimana in settimana;

- la sezione Tackle the Pros dedicata alle interviste realizzate dall’organizzazione a rugbisti del presente e del passato.

Ci spostiamo, dopo questo veloce sguardo al sito, alla campagna social. Rugby World Cup 2011 è presente in Facebook (www.facebook.com/rugbyworldcup), Twitter (twitter.com/#!/rugbyworldcup), Youtube (www.youtube.com/rugbyworldcup) e Flickr (www.flickr.com/photos/rugbyworldcup). Impressionanti i numeri ottenuti: 1.428.561 fans FB, 110.511 follower su Twitter e ben 4.140.636 visualizzazioni totali sul canale ufficiale youtube (216 video caricati).

L’aggiornamento costante di testi, contenuti multimediali, domande e sondaggi ha consentito di mantenere alto l’interesse dei fans che partecipano vivacemente alle discussioni. Alcuni post FB hanno ricevuto infatti più di 3mila commenti, con una media di circa 500 commenti per post.

La sola pagina facebook è un proliferare di occasioni per tutti i fans: dall’applicazione per visitare tutti i luoghi della Nuova Zelanda con la squadra preferita, alla Photo Competition in cui si possono caricare le foto del proprio soggiorno nel paese dei kiwi. La foto più votata vincerà un voucher per gli Emirati Arabi parti a 5.000 dollari neozelandesi. Esiste inoltre la sezione Facepaint che raccoglie tutte le foto dei fans con il viso dipinto ed un secondo concorso che premia ogni weekend con un voucher di 200 NZ$ (Spot the ball). Altre sezioni permettono di accedere allo shop on line, allo schedario della competizione, alla raccolta di domande, alla pagina Twitter ufficiale, di visionare tutti i video caricati su Youtube e di partecipare ai sondaggi. Ben trentacinque le pagine collegate che permettono di seguire stadi, aziende sponsor e federazioni nazionali.

Una comunicazione, legata ad un evento sportivo di importanza mondiale, che farà sicuramente scuola ai prossimi eventi internazionali come Olimpiadi e Mondiali di Calcio. Un esempio di ottima integrazione tra immagine coordinata, strategie web, strategie social, campagne pubblicitarie e media: un “caso” che incide sul modo di intendere lo sport nel web e non solo.

{lang: 'it'}

Giornalisti italiani nei social? Non pervenuti… O quasi

246778 10150204420965811 41372465810 7668946 2771473 n 300x189 Giornalisti italiani nei social? Non pervenuti... O quasiI miei ultimi post, concentrati principalmente sul giornalismo social, hanno fatto sorgere in me una domanda: quanti tra i grandi giornalisti italiani sono presenti nei social media? Una piccola ricerca mi ha fatto scoprire un gran numero di pagine di giornalisti, facendo lievitare un certo entusiasmo di categoria (si anche io ne faccio parte, con tutte le proporzioni ridimensionate del caso). Dopo soli cinque minuti tuttavia questo entusiasmo era già scemato violentemente: ebbene mi sono trovata di fronte ad un’infinità di pagine non ufficiali, gestite da fan, gestite da amici, gestite dallo staff del giornalista, gestite da chicchessia ma raramente dal giornalista in prima persona. Leggi tutto

{lang: 'it'}

Twitter For Newsrooms aiuta i giornalisti a cinguettare

twitter for newsrooms 236x300 Twitter For Newsrooms aiuta i giornalisti a cinguettareQualche giorno fa vi avevamo parlato di Facebook + Journalism, la “pagina – manuale” per i giornalisti che vogliono essere attivi nel social network. Ma a quanto parte Facebook non è stato il solo a fare le proprie mosse in questo senso. Anche Twitter, infatti, ha elaborato un servizio dedicato ai giornalisti presenti nel proprio social: stiamo parlando di Twitter For Newsrooms (TfN).

Il servizio è volto a garantire l’ottimizzazione delle pagine Twitter dei giornalisti. Un sistema che permette agli stessi di facilitare il proprio lavoro grazie all’inserimento di alcune applicazioni per migliorare la ricerca e il rispetto di buone pratiche. Leggi tutto

{lang: 'it'}

Facebook + Journalists, risorse e linee guida per giornalisti social

283919 249322145079807 206736659338356 1047843 3725891 n 200x300 Facebook + Journalists, risorse e linee guida per giornalisti social

Ann Curry, amministratrice della pagina Facebook + Journalists

Da qualche mese Facebook ha creato una pagina dedicata ai giornalisti e al “rapporto” degli stessi con il social network in questione. Proprio così, una “pagina-manuale” per aiutare i giornalisti a diventare sempre più social. La pagina si chiama Facebook + Journalists e racchiude tutti i trucchi che ogni giornalista contemporaneo deve sapere per stare al passo con i tempi. Leggi tutto

{lang: 'it'}