Donne al volante: in Arabia Saudita un diritto da conquistare

260x01308158397259drive Donne al volante: in Arabia Saudita un diritto da conquistareOggi, 17 giugno 2011, ancora una volta grazie ai social media la lotta pacifica per i diritti civili prende vigore in Medio Oriente. Le donne saudite chiedono ufficialmente al loro re e al loro governo il motivo per il quale non possono guidare un’auto. Il movimento che dirige la protesta pacifica, Women2drive, come molti tra i movimenti della “primavera araba”, è nato grazie al tam tam delle persone sui social network. Ora che è stata scoperta la valenza civica degli strumenti social tutte le proteste e i movimenti di cambiamento sembrano passarvi attraverso, evitando tutti gli ostacoli che vengono frapposti da ordinamenti più o meno democratici.

Ma torniamo al principio, all’evento che ha fatto scaturire il movimento Women2drive. Tutto ha inizio circa un mese fa, il 22 maggio, quando Manal Al Sharif, giovane mamma di 32 anni, è stata arrestata per aver guidato l’auto per le strade della capitale Ryad. Guidare l’auto è infatti uno dei molti divieti di genere che fa dell’Arabia Saudita il paese al mondo che più discrimina le donne. L’arresto di Manal è avvenuto in seguito alla pubblicazione sui social network, da parte sua, del video in cui veniva ripresa a guidare e a discutere con un’amica di come fosse necessario, per ogni evenienza, che anche le donne abbiano il diritto di guidare.

249654 1878484333788 1591664764 1810672 366490 n 158x300 Donne al volante: in Arabia Saudita un diritto da conquistareHa avuto per questo una punizione esemplare: due settimane di carcere e il divieto di guidare ancora. Ma ciò ha sortito l’effetto contrario rispetto a quello voluto dal governo. Il suo video ha fatto il giro del web e contribuito a rinvigorire una protesta sotterranea che dura da circa vent’anni, precisamente dal 1991, anno in cui 41 donne si misero al volante per sfidare la fatwa (precetto religioso) che impedisce alle donne di guidare (unico paese al mondo).

La pagina Facebook dedicata alla protesta, che prende il nome da quello del movimento, ha lanciato così l’idea, alle donne saudite, di mettersi alla guida venerdì 17 giugno (teniamo conto che venerdì per i musulmani è il giorno di preghiera, il più importante della settimana). È così che dopo un mese di campagna social in cui è arrivato il sostegno di tutto il mondo e l’interesse delle più importanti testate internazionali, come BBC, CNN ed Al Jazeera, le donne di Ryad si sono messe alla guida delle loro auto. E già in piena notte.

Accompagnate dal marito o da un uomo della loro famiglia, con il velo a coprire il volto, la foto di re Abdallah e il simbolo di Women2drive, le donne hanno girato in auto per Ryad e nelle altre città saudite filmando le loro gite pacifiche. In queste ore il fenomeno sta prendendo una nuova piega, in quanto molte guidatrici saudite hanno deciso di postare il video che le ritrae alla guida nei social network. Tantissimi i post ed i tweet che arrivano con costanza nella pagine social dedicate e che descrivono le passeggiate su quattro ruote.

Ci hanno pensato anche cittadini di tutto il mondo ad incoraggiare le donne saudite: grazie a Facebook, alla pagina Women2drive e a tutte le pagine collegate, in tutto il mondo ci sono donne e uomini che hanno condiviso ed inserito post e tweet e addirittura esposto nelle loro auto cartelli a sostegno dell’iniziativa saudita. La valenza civica del social network continua ad unire le persone da una parte all’altra del mondo raggiungendo ampi risultati in fatto di diritti umani e sociali, in maniera del tutto pacifica.

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