Social media e notizie: come cambia il giornalismo? (parte 1)

È innegabile che i social media abbiano ormai un ruolo importante nel giornalismo, ne abbiamo già parlato in questo post. Non solo giornali on line, ormai assodati e già ampiamente dibattuti. Ma un nuovo giornalismo apparentemente popolare che si avvale dei social network per fornirsi di notizie, contattare le fonti e pubblicare le news in tempo reale, instaurando un contatto diretto e non mediato con i lettori. Potremmo definirlo “social journalism”.
Già dalla premessa è chiaro che si tratta della “nuova frontiera” del giornalismo. I lati positivi sono innegabili e riconducibili all’immediatezza, al contatto diretto, alla gratuità dell’informazione. Tuttavia dietro al social journalism potrebbero nascondersi insidie e ostacoli legati a temi di fondamentale importanza per il giornalismo. Essi riguardano tutela della persona, gestione del flusso di informazioni, verifica dell’attendibilità della fonte, confine tra giornalista e “blogger”, decisioni editoriali, necessità della presenza di un ordine e di albi per i giornalisti, spese di gestione delle redazioni online e conseguente ricaduta sulle risorse economiche delle testate. Temi che daranno vita ad un lungo dibattito e che porteranno ad una revisione globale del mondo dei media.
Non è possibile delineare per bene un quadro del futuro prossimo; mi sento di dire che, come in tutti i casi, questo mondo dell’informazione non potrà che essere intaccato dal social journalism. In Italia, e non per disprezzare il nostro panorama giornalistico, le novità o meglio le innovazioni pratiche vengono recepite con un certo ritardo rispetto ad altri paesi, pionieri della nuova informazione. Spiragli di un dibattito nascente si sono visti grazie all’organizzazione di convegni promossi dalle sedi locali dell’Ordine dei Giornalisti.
Prima e più importante fonte legislativa è la Costituzione, che tutela la libertà di pensiero (art. 21) con la parola, lo scritto e qualsiasi altro mezzo. Da questo articolo derivano due aspetti fondamentali della libertà di informazione: libertà di informare e di informarsi viene data a tutti i cittadini. I social network ed il web sono liberi per concezione, per cui ogni cittadino vi si può esprimere e può trovare fonti da cui attingere informazioni.
Tuttavia nel web, come ben sappiamo, non sempre i contenuti sono veritieri. Ciò porta a una prima difficoltà: il giornalista deve imparare a discernere con più accuratezza le informazioni acquisite dal web e di conseguenza dai social network. La fonte, infatti, va sempre accertata: bisogna verificarne l’attendibilità. Per quanto crediamo che i social siano un mezzo diretto di comunicazione one-to-one non è proprio così. La questione è più complessa: c’è sempre lo schermo, filtro, o come si vuol chiamare, del web stesso; spesso ci si nasconde dietro ad avatar e profili non direttamente riconducibili ad una persona ed è dunque difficile se non addirittura rischioso approvvigionarsi di informazioni solamente tramite i social.
L’aspetto positivo tuttavia potrebbe essere a monte, rintracciare una persona tramite i social, molto spesso è più facile che consultare le pagine bianche. Se da una parte tramite i social si può garantire una grande ed immediata diffusione delle notizie, dall’altra sorge la difficoltà di garantire il flusso stesso: una notizia va costruita con cura. Il rischio nascente, comune alla più ampia questione web, è che il meccanismo dell’immediatezza prenda il sopravvento sulla qualità della notizia.
L’immediatezza dei social inoltre condurrà ad una revisione del linguaggio: notizie brevi, sintetiche, immediate per una fruizione globale sono il futuro. Lo stesso giornale on line potrebbe divenire una fonte di approfondimento; un po’ come succede ora per i quotidiani nel confronto con il web.
Per oggi mi fermo qui, ma ci sono altri volti del social jurnalism su cui dobbiamo riflettere un po’. Un altro post è già in cantiere, quindi alla prossima puntata!
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